San Paolo - Non è stata una semplice missione commerciale. E non è stata nemmeno l’ennesima trasferta istituzionale all’estero. La missione di sistema organizzata da Confindustria e ICE-Agenzia in Argentina e Brasile ha rappresentato qualcosa di molto più importante: il segnale concreto che l’industria italiana ha individuato nell’area del Mercosur una delle direttrici strategiche per la propria crescita internazionale.
A questo viaggio tra Buenos Aires, San Paolo e Brasilia hanno partecipato cento imprese italiane, una delegazione ai massimi livelli del sistema economico e istituzionale e una presenza politica di primo piano con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. A guidare la componente imprenditoriale è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, mentre il sistema della promozione dell’internazionalizzazione è stato rappresentato dal presidente di ICE-Agenzia Matteo Zoppas.

È stato anche questo gioco di squadra, a cui l’Italia non sempre è abituata, a rappresentare uno dei punti di forza dell’iniziativa. Orsini e Zoppas, imprenditori con visioni comuni, sono riusciti a mettere insieme una missione che dalle grandi alle piccole e piccolissime imprese ha partecipato alla missione con l’entusiasmo e la determinazione di chi ha compreso l’importanza dell’opportunità.
Da una parte Confindustria, con la sua capacità di aggregare imprese, filiere e associazioni; dall’altra ICE, con gli strumenti e la rete necessari per trasformare l’interesse industriale in opportunità commerciali e investimenti. Insieme costruiscono quella che dovrebbe essere sempre più la vera politica industriale per l’internazionalizzazione: non lasciare sole le imprese, ma portare il Sistema Paese dove si aprono nuovi mercati.
La missione ha avuto il merito di coniugare obiettivi strategici con obiettivi di business. Buenos Aires prima, San Paolo poi e infine Brasilia: tre tappe diverse ma parte di un’unica strategia. Non soltanto incontri istituzionali, dunque, ma appuntamenti B2B, confronti con imprese locali, investitori, associazioni industriali, operatori finanziari e interlocutori pubblici. I settori coinvolti raccontano bene la natura dell’opportunità: agroalimentare, farmaceutica e medicale, macchinari e impiantistica, tecnologie digitali, transizione energetica e infrastrutture sostenibili.
Insomma si è guardato al business ma, come dicevamo, anche agli aspetti strategici: entrare nelle filiere produttive locali, realizzare partnership, partecipare ai grandi progetti infrastrutturali, trasferire tecnologia, investire e costruire presenza stabile.
In Argentina poi si sono meglio appalesate opportunità importanti e di lungo respiro. Il caso di Vaca Muerta è emblematico. L’enorme giacimento di shale gas e shale oil, che vede già protagoniste campioni di settore come Eni e Maire, può trasformarsi in uno dei principali poli energetici del continente e generare investimenti per decine di miliardi di dollari. Per l’industria italiana significa una domanda potenziale di impianti, componentistica, automazione, servizi ingegneristici, tecnologie energetiche e infrastrutture. Ma significa anche una possibile nuova collaborazione sul fronte dell’approvvigionamento energetico europeo.
L’Argentina, inoltre, sta cercando capitali, tecnologia e competenze per valorizzare le proprie risorse. Il regime di incentivi agli investimenti varato dal governo di Javier Milei punta proprio ad attrarre grandi progetti nei settori strategici. È un terreno sul quale l’industria italiana, forte della propria specializzazione tecnologica e della capacità delle proprie filiere, può giocare una partita da protagonista.

Ma sarebbe un errore guardare soltanto an Argentina e Brasile. Il vero cambio di prospettiva riguarda l’intera area. L’accordo UE-Mercosur, con l’avvio dell’applicazione provvisoria dal 1° maggio 2026, modifica infatti la geografia delle opportunità per le imprese europee. La progressiva riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie, insieme a una maggiore apertura degli appalti e delle possibilità di integrazione produttiva, crea condizioni nuove per l’industria italiana.
Per questo, come hanno ricordato sia Orsini che Zoppas, Argentina e Brasile non devono essere considerati due mercati separati. Sono le porte d’ingresso a un’area economica molto più vasta. Il Mercosur diventa una piattaforma dalla quale le imprese italiane possono costruire una presenza regionale, sfruttando dimensioni di mercato, complementarità industriali e catene del valore che vanno ben oltre i confini dei singoli Paesi.
E il Brasile, in questo scenario, rappresenta il grande hub industriale. È già il principale mercato di destinazione dell’export italiano nel Mercosur, con il 76,6% delle esportazioni italiane verso l’area. Nel 2025 l’interscambio Italia-Brasile ha raggiunto 11,07 miliardi di euro e, nel primo mese dall’entrata in vigore dell’accordo UE-Mercosur, l’export italiano verso il Paese è cresciuto del 22,3%.
Numeri che spiegano perché la missione guidata da Orsini e accompagnata da Zoppas non debba essere letta come un episodio isolato. È un pezzo di una strategia più ampia: diversificare i mercati di sbocco, ridurre le dipendenze, aumentare la resilienza delle imprese e trovare nuove aree nelle quali il nostro sistema produttivo possa crescere.
In questo quadro la presenza di Tajani assume un significato preciso. La diplomazia economica torna a essere parte integrante della politica industriale. Il ministro degli Esteri ha portato in Argentina e Brasile non soltanto la rappresentanza del Governo, ma un messaggio: l’Italia considera questi mercati e questo tipo di azioni prioritarie. E la presenza di Valditara in Argentina aggiunge un altro tassello fondamentale, quello della formazione e delle competenze, perché non esiste investimento industriale senza capitale umano adeguato.
La missione, dunque, è stata un successo soprattutto perché ha saputo mettere insieme ciò che troppo spesso procede separatamente: politica estera, industria, finanza, promozione dell’export, formazione e investimenti. È questa la formula che può consentire alle imprese italiane, grandi e piccole, di affrontare con maggiore forza la competizione internazionale.
Ora, però, viene la parte più difficile. Una missione può aprire porte, creare relazioni e generare opportunità. Sono poi le imprese, con il sostegno del Sistema Paese, a dover trasformare quelle opportunità in ordini, joint venture, investimenti e nuovi insediamenti produttivi.

Il viaggio in Argentina e Brasile ha dimostrato che la domanda c’è. Ha dimostrato che il Brasile guarda con interesse alla tecnologia italiana, che l’Argentina ha bisogno di investimenti e competenze e che il Mercosur può diventare un grande mercato per il nostro sistema industriale. E ha dimostrato anche che, quando Confindustria e ICE lavorano insieme e sono accompagnate ai massimi livelli dalle istituzioni, l’Italia può presentarsi sui mercati internazionali con una voce forte e autorevole. Sopratutto in territori dove l’Italia, come popolo prima ancora che come nazione, ha forti radici. Insomma, l’Africa come l’oriente sono ancora importanti ma qui è quasi come stare a casa.
La vera scommessa, adesso, è non fermarsi a Buenos Aires e San Paolo. Il Mercosur deve concretamente diventare una priorità strutturale della politica economica italiana. Perché a queste latitudini troviamo oltre 700 milioni di consumatori e soprattutto perché questo è un continente nel quale l’Italia può portare ciò che sa fare meglio: tecnologia, manifattura, qualità, innovazione e capacità di costruire filiere.
La missione, con un efficace gioco di squadra, ha aperto una rotta indicando una direzione precisa. Ora tocca passare all’azione, dimostrare nei fatti che le parole ascoltate in questo viaggio si trasformino in contratti, in opportunità reali, in modo che altri si aggiungano e che il Mercosur si trasformi in una alternativa migliore a quella parte del mondo che traffica con tariffe, sanzioni e guerre.
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